E invece no, Cassino non è una città brutta

Ho letto da qualche parte, in questi giorni di campagna elettorale che Cassino è una città brutta perché mal amministrata, condannata dall’incuria … Ci ho pensato, ho visto i marciapiedi sconnessi, i parcheggi degradati, le strade rovinate, i quartieri disagiati. Ci ho riflettuto, Cassino è una città brutta davvero?

No, Cassino non è una città brutta. Sì, certo non è nemmeno bella. L’urbanistica post bellica aveva aspirazioni razionaliste, ambiva ad una ricostruzione ordinata, ma i luoghi, si sa, hanno un’anima che modifica i pensieri, interagisce con i piani regolatori con tutti gli strumenti a sua disposizione. Cosi si manifesta l’anima della città che, certo, non è bella, ma non si può definire brutta.

Cassino ha una sua poetica sbandata, ha quella faccia un po’ truce di chi è abituato a lottare in periferia, ha quella sfacciata opulenza di chi deve dimostrare di avercela fatta anche se sa che è un’ostentazione effimera perché la pelliccia è già pignorata. Cassino non è brutta, sa destreggiarsi nel degrado perché le piacciono gli sconfitti.

È irrequieta, ride sempre a bocca aperta sonoramente. A volte, rivela una vocazione clandestina, le virtù le tiene da parte per quando verranno tempi migliori, nel frattempo si rivela per come è nel suo tempo: una romantica cinica che sorseggia vini pregiati nei baretti di periferia chiacchierando con i suoi tanti ospiti che vengono da ogni parte, a volte si radicano, a volte scappano via.

Dire di Cassino che è una città brutta, secondo me che sono stata sua ospite per qualche tempo, significa non apprezzare quel sorrisetto menefreghista che non nasconde mai e significa non voler riconoscere quelle sue tante anime così confuse e così epicamente di frontiera.

Paola Caramadre