L’ultima fatica degli artisti verolani Spagnoli e Ricca

L’arte non è una semplice attività creativa, può essere molto di più. Pietro Spagnoli e Ornella Ricca, i due artisti verolani reduci da apocalittici successi accademici, continuano a creare, con un linguaggio nuovo, strumenti di riflessione per smuovere le coscienze attraverso l’arte. L’ultima fatica “Comunque adesso ho un po’ paura”, potrebbe definirsi l’ultimo atto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Bruciata, per poi spargere i miseri resti di carta e cenere su una superficie verticale, formata da trenta pannelli, tanti quanti gli articoli della Dichiarazione. Uno sfregio al politically correct, quasi uno schiaffo; un messaggio chiaro, diretto, senza giri di parole: è l’arte “sopra le righe”, che non teme giudizi e canzona tabù e convenzioni di ogni genere. Denuncia politiche, distrugge ideologie e stravolge i pensieri. Un grido d’aiuto contro la “disumanizzazione” dell’altro. Affinché questi temi possano entrare nel cuore prima che nella mente, c’è bisogno di trasformarli in emozioni mediante il potere immediato ed empatico dell’arte. Una tendenza intrinseca, che cerca di ribellarsi da sempre alla sua condizione. Spagnoli e Ricca sono in grado di sovvertire con tanta lucidità ogni luogo comune; di azzerare ogni retorica e “descrivere” il nostro tempo spietatamente nella sua abiezione, nel suo scempio più sgradevole. Questo spericolato andare controcorrente infischiandosene del consenso a buon mercato, ha fatto dei due artisti il punto di meditazione per i grandi problemi del mondo. Il populismo, il sovranismo e il razzismo dilaganti sono sintomo di un male che è la conseguenza di non aver portato a termine il progetto nato con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, quando nel 1948 dalle macerie di due guerre mondiali, era nato un concetto fondamentale da cui ripartire: la convinzione che tutti gli esseri umani sono uguali tra loro . L’ideale dei diritti umani portava con sé una promessa di giustizia, oggi calpestata, lesa, ferita e “bruciata”.

In un tempo in cui la Terra sanguina per i misfatti dell’intelligenza umana, un tempo malato d’uomo, un tempo in cui tutto è dispersione, lacerazione, separazione, rotolare di ruota senza carro, dove vittime e carnefici sono intrappolati e prigionieri dello stesso mare, l’opera di Pietro e Ornella, chiede respiro, un momento per riflettere ai piedi di quell’ “urna cineraria” ancora aperta. I pezzi di cenere stanno volando via dal mondo e sopra ci sono dei messaggi e degli enigmi che non abbiamo decifrato. Esortava Fellini nel suo ultimo film La voce della Luna: “Se tutti facessimo un po’ più di silenzio, forse qualcosa potremmo capire”. Ripartiamo da qui, dalle ceneri silenti di quei diritti, rinate troppe volte per tentare ancora il volo. Pietro e Ornella non hanno ancora ben chiaro il viaggio che percorrerà la loro opera, ma possiamo essere certi che qualunque strada prenderà sarà un tragitto di successi e di mute parole nel dizionario di un’umanità che, anche grazie a loro, potrà trovare ancora un’altra estate. Intanto il tempo scorre e l’orologio dell’apocalisse segna due minuti alla Mezzanotte. L’orlo della tenda del mondo sta andando in fiamme, con i sogni, le promesse, i colori e i diritti degli uomini. Geniali Pietro Spagnoli e Ornella Ricca, un prezioso porto di acqua cristallina dove approdare. Il “contenuto” di una simile opera non è riassumibile, si assorbe strada facendo.

Monia Lauroni