Pastena – Crisi del sistema grotte, Gnesi: “La parola ai lavoratori”

Il sindaco di Pastena Arturo Gnesi torna a parlare della crisi che interessa le grotte di Pastena: “Dopo aver scritto sulle traversie del consorzio, averne elencato i passaggi fondamentali, sottolineato gli errori e le scelte avventate appare semplicemente doveroso riportare alcune testimonianza dell’incontro tenutosi in piazza domenica sera.
Non fosse altro che per ricordare che nessun passo avanti sarà possibile senza risolvere i problemi attuali.
Nessuna strategia di rilancio delle Grotte e del nostro paese potrà essere efficace senza mettere mano alla crisi del sistema consorzio e senza un’assunzione di responsabilità dei partner che hanno per quasi trent’anni mantenuto in piedi questo ente oggi al collasso.
Compresa la Regione Lazio che non può fare “l’osservatore esterno”  o ” l’arbitro” perché è stata ed è, nel bene e nel male, parte attiva di questa storia.
Oggi più che mai.
E allora a chi fa l’orecchio da mercante o si nasconde dietro la scusa che non c’entra nulla raccontiamo le esperienze di alcuni lavoratori (ovvero dipendenti di un  consorzio nato da una legge regionale e dichiarato morto da una medesima legge e precisamente la n. 7 del luglio 2014)
Una legge, detto per inciso, punitiva per il comune, emanata quando la situazione era già stata irremidiabilmente compromessa dal blocco dei contributi regionali,  una legge tuttavia necessaria che avrebbe dovuto porre fine alla precarietà dei lavoratori.
Una legge  che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare una svolta radicale alla crisi economica affidando le grotte ad un altro Ente regionale, il parco dei monti Ausoni e del Lago di Fondi, che al momento non ha la più pallida idea di come mandare avanti la baracca.
In teoria il comune sta affrontando un tema di cui è stato espropriato ma che nella pratica lo riguarda da vicino anzitutto per una questione etica,  di solidarietà e di sostegno alle famiglie di Pastena.
Ma non solo.
Anche per una questione di principio, ovvero per ribadire che il comune deve avere legittimamente un ruolo fondamentale in quelle mansioni che la legge definisce di  “conservazione”, di ” valorizzazione” e di “gestione” delle grotte di Pastena. A tenere banco è la nota questione del mancato pagamento di 21 mensilità che denota l’avvenuta presa di distanza della Regione Lazio, dai problemi dei lavoratori, fin dai tempi della Polverini, fatta passare per una pasionaria , eletta perché ritenuta una  sindacalista illuminata e dedita alla difesa dei deboli ( Sic).
Ci sono le imbarazzanti bugie di chi aveva promesso soldi per sanare il buco degli stipendi, solenni impegni non mantenuti  che ci hanno fatto fare figure meschine di fronte a chi chiedeva legittimamente di essere pagato a fine mese.
Ci abbiamo messo l’impegno e la faccia, abbiamo sempre mantenuto un contatto diretto con i lavoratori e ingenuamente abbiamo raccontato loro le tante palle che ci facevano credere in Regione.
Anche oggi per l’opinione pubblica passiamo per gli aguzzini del personale delle Grotte, infatti le Grotte sono “di Pastena” e chi sente parlare della crisi e del “furto” degli stipendi ci associa automaticamente a questa situazione di palese violazione dei diritti dei lavoratori.
Che cosa ne sanno i turisti del consorzio e cosa gliene frega degli statuti e delle leggi !
Se alle grotte di Pastena stanno senza stipendio è ovvio e naturale pensare  che la colpa sia degli amministratori del comune di Pastena.
Non ci stiamo facendo una bella figura.
C’è la rabbia e lo sdegno per uno Stato che imbroglia i cittadini, c’è lo sconcerto e la vergogna per uno Stato distratto e distante che trasforma i diritti in privilegi.
Come non sostenere le ragioni di chi sta rinviando da anni una scintigrafia miocardica perché non ha i soldi sufficienti?
Come dare torto a chi contesta la sordità della Pubblica amministrazione che da due anni non sta versando i contributi pensionistici ?
Comportamento censurabile come quello di non rilasciare a qualcuno di loro il modello 730.
Mi meraviglia l’assenza dei sindacati, dileguati, muti e rassegnati.
E alla fine ci sarà la mobilità o il dimezzamento dello stipendio correlato alla simultanea riduzione dell’orario di lavoro.
Effetti devastanti di una legge che non ha dato alcun contributo alla crescita del nostro paese anzi sta predisponendo, con scelte unilaterali e illegittime, un pericoloso aggravio di spese per le casse del nostro comune.
La questione è ancora aperta e abbiamo anche illustrato un percorso giuridicamente ineccepibile per arrivare alla fine della crisi”.