Pastena ricorda la fine della Grande Guerra

A 100 anni dalla fine della Grande Guerra.
La guerra anche se combattuta con lo spirito risorgimentale di raggiungere l’unità d’Italia fu comunque una tragedia e fece da apripista al più cruento e devastante secondo conflitto mondiale.
Migliaia i morti tra il fango e il gelo delle trincee, migliaia i morti vittime dei cecchini, delle mitragliatrici e degli assalti all’arma bianca.
Giovani di ogni parte e di ogni estrazione sociale che patirono sofferenze immani per ridare dignità e libertà all’Italia.
Tra questi anche tanti del nostro paese, giovani nemmeno ventenni che furono arruolati in fretta e furia e mandati sugli argini del Piave e dell’Isonzo, sul Carso e sulle cime alpine.
Molti di loro non tornarono vivi e l’unico modo per esprimere gratitudine e riconoscenza è stato quello di rispondere”PRESENTE” all’appello che anche quest’anno è stato fatto dinanzi al monumento dei caduti.
“Presente” una sola parola che riassume l’impegno di un popolo per non dimenticare il passato. “Presente” per dire grazie ai nostri giovani che avrebbero voluto riabbracciare i genitori e le loro famiglie.
“Presente” perché solo così si porta rispetto alla storia e si comprende che la democrazia, la libertà non sono piovute dal cielo ma sono state raggiunte con il sudore, il sangue e il sacrificio di tanti giovani di Pastena.
Mentre scorreva l’appello non sembrava nemmeno di essere tornati indietro di cento anni, gli stessi cognomi e tanti nomi uguali a quelli di oggi.
Il giorno dell’unità nazionale con tante assenze, il giorno delle forze armate con tanta noncuranza ed indifferenza.
Certo lo stadio dà emozioni diverse dal freddo e dal buio di una trincea e il tiro al volo di un campione è meno pericoloso di un colpo sparato nel silenzio della notte da un cecchino!
Cento anni dalla fine della Grande Guerra con il desiderio e l’auspicio di difendere la pace, cent’anni di cambiamenti politici, sociali, economici, culturali, ambientali che tuttavia non possono giustificare il vuoto e l’aridità sentimentale dei giorni nostri.
Padre Luigi durante l’omelia ha detto che in un grande amore c’è sempre un pizzico di follia .
Penso che i tanti soldati di Pastena morti sul fronte avessero sicuramente questo grande amore per l’Italia e un pizzico di follia di vederla finalmente libera e unita.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 4 novembre u.s. a Trieste ha così concluso il suo discorso:
“….Quei momenti oscuri, a voi ragazzi coetanei di tanti caduti di allora, sembrano molto lontani e remoti.
Ma rammentate sempre che soltanto il vostro impegno per una memoria attiva e vigile, del dolore e delle vittime di quei conflitti può consolidare e rendere sempre più irreversibili le scelte di pace, di libertà, di serena e rispettosa convivenza tra le persone e i popoli.
Viva l’Italia unita, viva le forze armate, viva la repubblica, viva la pace”
Un grazie agli alunni e alle maestre della scuola di Pastena.