Tremori e boati a Cassino, intervista al ricercatore dell’INGV che sta studiando il fenomeno

Città di Cassino

Nelle vecchie cronache dei monaci dell’abbazia di Montecassino si trovano le testimonianze del fenomeno che, periodicamente, mette in allarme la sottostante città di Cassino.

Sarebbe quindi una storia antica quella che interroga i residenti di Cassino e che porta diverse persone a dare più di una spiegazione sull’origine dei boati seguiti da un tremore della terra.

La fantasia popolare e le leggende metropolitane, così come l’approssimazione nelle comunicazioni, potrebbero essere frenate grazie all’investigazione scientifica.

Infatti il fenomeno ‘misterioso’ che fa vibrare la città martire è al centro di un impegnativo studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Il dato principale che emerge è che il boato seguito dal tremore non è un fenomeno pericoloso e non c’è motivo per creare allarmismi.

Per comprendere meglio come è nata l’indagine scientifica e qual è la situazione sismica di Cassino, abbiamo intervistato Alberto Frepoli ricercatore dell’INGV e autore di alcune pubblicazioni scientifiche internazionali sulla sismicità del Lazio.

Il ricercatore dell’Ingv Alberto Frepoli

Dottor Frepoli, la città di Cassino sta vivendo giorni di apprensione provocata dal fenomeno del boato e del tremore, qual è la situazione dal punto di vista scientifico?

“Come ricercatore dell’INGV sto seguendo e studiando da alcuni anni tutta la sismicità della provincia di Frosinone e delle aree limitrofe. Il fatto di essere residente a Ferentino mi consente di avere molti contatti con le persone della provincia proprio per poter trovare con più facilità siti dove poter installare la strumentazione sismica per il monitoraggio.

Per quanto riguarda Cassino, l’INGV è stato incaricato lo scorso anno dalla Regione Lazio, attraverso l’Agenzia di Protezione Civile Regionale, a svolgere un monitoraggio sismico nelle zone di Caira e Cassino. Avendo ricevuto questo incarico e venuti a conoscenza del fenomeno dei boati e tremori che si avvertono ogni tanto, ci siamo organizzati per fare un monitoraggio con alcune stazioni sismiche temporanee che, al momento attuale, sono otto”.

Cosa sono queste stazioni sismiche temporanee e dove sono installate?

“Le stazioni sismiche, o sismometriche, consistono in una serie di apparecchiature che rilevano i terremoti, da quelli molto piccoli a quelli più forti. Possono essere temporanee, come quelle installate a Cassino, oppure permanenti come quelle della Rete Sismica Nazionale dell’INGV. A partire da febbraio – marzo 2016 abbiamo cominciato le installazioni di queste otto stazioni.

L’ultima è stata installata giovedì scorso a Rocca Janula. Le stazioni sono: una a Terelle, una a Piedimonte San Germano (nella zona alta), due a Villa Santa Lucia, due in prossimità dell’abbazia di Montecassino, una a Caira, e l’ultima appunto a Rocca Janula. Tutte le stazioni sono posizionate su roccia.

Nella prima metà del 2016 (periodo tra febbraio e giugno) abbiamo registrato una buona quantità di microterremoti, ovvero poco più di quattrocento, tutti concentrati all’interno della montagna su cui insiste l’abbazia stessa.

Questi microterremoti sono localizzati tra i 2 ed i 4 km di profondità, proprio al di sotto dell’abbazia e della zona montuosa andando verso Villa Santa Lucia e Caira. La microsismicità è l’unico dato che al momento è chiaramente osservabile”.

Che cosa significa questa microsismicità?

“In diverse parti d’Italia si osservano fenomeni di microsismicità anche superficiale, come quella di Cassino. E’ una sismicità causata dagli sforzi che agiscono all’interno della crosta terrestre e che sottopongono le rocce a deformazione. In alcuni punti può concentrarsi maggiormente.

E’ una sismicità di tipo tettonico, cioè in cui vi è uno scorrimento in profondità tra due porzioni di roccia. Ogni terremoto produce le onde sismiche, che si dividono in onde primarie (onde P) e onde secondarie (onde S). Tutta l’attività micorsismica registrata a partire dal 1 luglio 2016 ad oggi, e che è tantissima, è in corso di analisi. Ci vuole quindi molto tempo per poterla localizzare tutta”.

Il fenomeno del tremore preceduto da un boato si lega a questa attività microsismica?

“Questo è il punto. Al momento non si conosce ancora l’esistenza di una relazione diretta o indiretta tra questa microsismicità ed il fenomeno dei boati e tremori. Sappiamo solo che oltre alla microsismicità rilevata dai nostri sensori, esiste questo fenomeno acustico con tremore la cui causa deve essere ancora studiata.

Vengono fatte diverse ipotesi per spiegare la genesi di questo fenomeno, ma al momento manca ancora il supporto scientifico per poter arrivare ad una conclusione.

Nei prossimi mesi, grazie ai fondi della Regione Lazio, verranno installate altre stazioni di monitoraggio tra le quali è prevista una che ha un microfono. A quel punto cercheremo, grazie a questa stazione, di associare al boato un segnale sismico.

Risulta comunque essere di grande utilità avere un buon numero di testimonianze sul fenomeno da parte dei residenti. Sappiamo che l’evento si manifesta con un forte boato che dura circa 2 secondi seguito da uno scuotimento che fa vibrare con forza gli edifici.

Sono state già osservate forme d’onda (registrazioni del movimento del suolo) legate a questi fenomeni. Queste appaiono abbastanza differenti dalle forme d’onda “classiche” dei terremoti, cioè quelle con le fasi P ed S ben distinte. Quello che noi vediamo sul sismogramma è un segnale con una certa ampiezza, con una frequenza più bassa rispetto a quella di un terremoto vero e proprio, e la totale assenza della fase S.

Quindi, l’impossibilità di “leggere” chiaramente delle fasi S (perché non si vedono), non ci consente di eseguire una buona localizzazione in profondità dell’evento che comunque, molto probabilmente, risulta essere superficiale, cioè vicino alla superficie terrestre. Le sole stazioni permanenti della rete dell’INGV, che trasmettono il dato in tempo reale alla Sala Operativa di Roma, non sono in grado di osservare e localizzare con precisione questi eventi superficiali.

Ecco l’importanza di una rete sismica temporanea molto densa come quella attuale a Cassino, che, anche se registra in loco e quindi renderà disponibile il dato registrato solo dopo alcuni giorni, ci consente di determinare con maggiore precisione gli eventi molto piccoli. Sarà infatti l’analisi accurata dei dati registrasti, che verrà fatta nei prossimi mesi, a gettare luce sul fenomeno.

E’ importante ricordare, e questo è rassicurante, che sia nel caso dei terremoti tettonici osservati nei mesi scorsi, che nel caso dei tremori con boato, ci troviamo di fronte ad eventi caratterizzati da magnitudo molto basse. Per inciso, in questo ambito non si deve mai parlare di scala Mercalli e di intensità, ma solo di scala Richter (scala logaritmica) e di magnitudo, cioè energia liberata dal terremoto”.

Il fenomeno è noto da tempo?

“Ci troviamo di fronte ad un fenomeno che è sempre avvenuto in passato a Cassino, come abbiamo visto dalle cronache dei monaci benedettini.

Certo nei secoli sono stati registrati anche terremoti forti, come il 1349, ma non li possiamo connettere a questi episodi attuali. I terremoti forti (magnitudo superiore a 6.0) sono generati a profondità maggiori (tra i 18 ed i 12 km dentro la crosta), con faglie che si estendono fino alla superficie. Sono più profondi dentro la crosta terrestre, sono pericolosi perché hanno grande magnitudo e fanno molti danni.
Riassumendo, noi ancora non sappiamo quali sono le cause che generano questi boati e tremori, ma stiamo raccogliendo molti dati e li stiamo analizzando.

Ci vorranno molti mesi di lavoro per localizzare bene questi fenomeni e magari anche misurare l’intensità del suono prodotto (vedi stazione con microfono). Quando avremo raccolto tutte le informazioni passeremo dalle ipotesi ai fatti reali. L’interpretazione dei dati potrà anche essere insufficiente per poter avere una completa spiegazione dell’evento, per cui saranno necessarie in futuro anche altre ulteriori analisi”.

Qualche anno fa si parlava di un altro fenomeno particolare che ha riguardato Cassino, i sinkhole. C’è qualche relazione?

“I sinkhole sono un fenomeno carsico, cioè legato alla circolazione delle acque all’interno di sedimenti rocciosi di tipo carbonatico, per intenderci si tratta di rocce calcaree. Tutta la zona di Cassino è interessata da rocce calcaree, per cui il fenomeno carsico è diffuso in tutta quest’area.

Il carsismo si può manifestare in superficie con le doline, come si osserva sulla montagna di Cassino, e anche con questi sprofondamenti (sinkhole) che però sono tipici della piana dove ci sono le coperture sedimentarie.

Non possiamo dire che ci sia una relazione diretta tra fenomeni come i sinkhole e i boati con tremori avvertiti nei giorni scorsi, perché non abbiamo ancora gli elementi sufficienti per poterlo affermare. Rimaniamo ancora nel campo delle ipotesi. Una di queste riguarda proprio il movimento in profondità di grosse masse d’acqua in pressione. Però come ripeto, rimaniamo ancora nel campo delle ipotesi”.

Per ora non c’è, quindi, una risposta al fenomeno dei boati e dei tremori cassinati?

“La Regione Lazio ha fatto benissimo a darci questo incarico. Ci siamo attivati subito e abbiamo anche detto all’Agenzia di Protezione Civile Regionale che bisogna raccogliere ancora molti dati, e quando li avremo elaborati tutti, a quel punto, potremo arrivare a dare una spiegazione alla cittadinanza di Cassino”.

Il fenomeno è unico? Nel senso accade solo a Cassino?

“No. I boati ed i tremori si sono manifestati anche in altre località, come ad esempio a Prata d’Ansidonia in provincia de L’Aquila”.

Paola Caramadre