Veroli, gara di solidarietà per la famiglia Oddi

14 aprile 2019 – Non ce l’ha fatta Giorgio Oddi, il sedicenne travolto mentre si trovava in sella alla sua mountain bike sulla Briantea, a Curno, nella serata di ieri. Il giovane e’ morto nella notte, per i gravi traumi riportati nell’impatto. L’incidente e’ avvenuto poco prima delle 19, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, quando una donna di 46 anni, alla guida di una Volkswagen Golf, ha investito prima il 16enne che procedeva nel suo senso di marcia, invadendo dopo l’impatto la corsia opposta e travolgendo un 60enne che sopraggiungeva in direzione opposta in sella a una bici da corsa”. La tragica notizia, riportata dal Corriere di Bergamo, ha impiegato pochissimi minuti per giungere a Veroli, paese di origine del padre Carlo. Incredulità, rabbia, dolore autentico di un paese che con Carlo ha vissuto gli anni giovani della spensieratezza, fino al trasferimento con la famiglia nel bergamasco. Morire a sedici anni, inutile chiedersi il perchè, è solo un’ingiustizia crudele impossibile da accettare. A sedici anni è lecito solo stupirsi della primavera fatta di piccoli insetti affamati di luce e di fiori. Tra il dolore e lo sconcerto più totale, gli amici verolani del papà Carlo, hanno organizzato, appellandosi al buon cuore dei verolani che non ha mai tradito, una raccolta fondi per la famiglia Oddi, al fine di contribuire alle spese di rito. Un gesto che vuole essere un abbraccio, che non ha la presunzione di essere di conforto, perchè conforto, davanti la morte di un figlio, non ce n’è. Una commovente gara di solidarietà è scattata per tutto il paese; la raccolta fondi si effettua presso l’ottica di Federico Paola in Viale XXI Aprile, 2. Giunga a Carlo la vicinanza del suo paese, che sia goccia di balsamo che aiuti a non soccombere a quella stanza vuota, a quelle scarpe alla moda con la suola di gomma ancora sparse per la casa, a quegli album dei calciatori che non giocheranno più nessuna partita. Resta solo l’amore, quella sottile linea che trafigge le nostre deboli vite.

Monia Lauroni