8 marzo 2019 Giornata internazionale della Donna

La Giornata internazionale della Donna ricorre ogni anno dopo il suo riconoscimento da parte dall’ONU nel 1977, ma non è una mera ritualità quando diventa l’occasione per dibattere o manifestare in difesa del ruolo delle donne nella società.

Partendo da una lettura critica del contesto attuale dove prevale, a livello locale, il tradizionale immobilismo, con un richiamo alle leggi che hanno inciso nella cultura e nei costumi del nostro Paese, il gruppo Consulta le Donne interverrà su questi temi al Workshop “Noi Donne”, presso l’Aula consigliare del Comune di Bellegra, curato dalla dott.ssa Sara Spoletini, in collaborazione con ‘’il Laboratorio del possibile’’.

Cultura e diritto sono gli strumenti delle battaglie delle donne occidentali di cui non si possono avvalere le donne che vivono in quei contesti sociali caratterizzati da estrema discriminazione e schiavitù, secondo un sistema politico che le vuole sottomesse al dominio degli uomini.

In Italia, dopo la seconda guerra mondiale, alcune conquiste fondamentali nel campo dei diritti civili hanno posto le premesse per cambiare l’Italia e la vita delle donne, con risultati non pienamente raggiunti, laddove le Istituzioni non le hanno sostenute con convinzione.

Questo lungo processo di cambiamento, pur sempre conflittuale, per l’affermazione della cultura della parità e dei diritti sociali e culturali femminili, ha portato al riconoscimento del diritto di voto alle donne tra il 1945-1946, all’approvazione delle leggi a tutela delle lavoratrici, con l’introduzione del divieto di licenziamento per matrimonio o maternità e il diritto di accedere alle professioni dei pubblici uffici nel 1963, al divorzio nel 1970, al riconoscimento legale della pillola anticoncezionale nel 1971, alla riforma del diritto di famiglia e ai primi consultori nel 1975, all’interruzione legale e volontaria della gravidanza nel 1978, all’abrogazione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore nel 1981, alla legge sulla violenza sessuale che riconosce lo stupro come reato contro la persona e non contro la morale nel 1996, alla legge sulle pari opportunità nel 2010, alle quote rosa nelle aziende nel 2011 e alla legge sulla violenza contro le donne nel 2013.

Una o cento leggi, tuttavia, non possono cambiare le cose se, in primis, la cultura delle donne non è fatta propria innanzitutto dalle Istituzioni, che spesso ignorano le leggi da loro stessi approvate, non le attuano e non le finanziano. Le Istituzioni, la politica, i soggetti che detengono il potere si ricordano delle donne quando devono scaricare su di loro (e non solo loro) le inefficienze e gli effetti negativi della prolungata crisi economica.

Da parte dello Stato vi è una “conscia sottovalutazione” dei problemi sociali e economici che affrontano le donne, a cui garantisce sempre meno servizi pubblici nell’assistenza dei figli e degli anziani, nelle opportunità nel lavoro, nell’assistenza in ambulatorio e in ospedale. I primi reparti ad essere chiusi spesso sono quelli materno-infantili e il riferimento è all’ospedale di Colleferro, di cui continuiamo a portare avanti la battaglia davanti al Consiglio di Stato per la loro restituzione al L.P. Delfino.

In questa giornata vogliamo ribadire che le donne non si fermeranno e continueranno a lottare per il riconoscimento della loro libertà e dignità, per riaffermare la loro differenza e specificità. Proprio partendo dalle nostre differenze, che riconosciamo come elemento positivo, rivendichiamo parità di trattamento e non identità di trattamento rispetto all’uomo.

Le donne hanno dimostrato di essere forti e devono continuare ad esserlo per poter ancora sognare, lavorare e costruire un mondo migliore dove crescere i figli.

Per proteggere la democrazia e sostenere la giustizia, per non sprofondare in questa società malata le donne devono fare appello a tutta la loro intelligenza. Le donne non vogliono continuare a vivere in una società che non le riconosce e non hanno mai smesso di affrontare la fatica necessaria a correggere una mentalità che le umilia, le sfrutta, le uccide.

Ogni legge sulla parità o di tutela è stata faticosamente conquistata, quasi strappata, perché la politica maschilista non ha mai ceduto i suoi privilegi senza una lotta da parte delle donne.

A volte abbagliate da lustrini o stordite dalle sirene del facile consumismo rischiamo di impoverire il patrimonio legislativo, culturale e civile che le donne nel passato o noi stesse abbiamo conquistato dopo dure battaglie: questo, non deve accadere.
Indigniamoci se le leggi non sono applicate e difendiamole se qualcuno vuole sminuirle o peggio ancora disapplicarle.

Il gruppo Consulta le Donne da tempo è presente sul territorio con le sue modeste forze, assolutamente convinto che soltanto con l’unione di intenti e di azioni condivise con altre donne in un rapporto di cooperazione con le Istituzioni si possa sostenere ciò che è stato raggiunto e ottenuto. Ci è dovuto in nome della Democrazia e della Parità per una Giustizia sociale che non è di parte, né di stato, né di genere, ma solamente universale.

Per questo il nostro invito è unire le forze tra i comitati territoriali e le associazioni della società civile verso un obiettivo collettivo, coinvolgendo le Istituzioni, anche quando queste resistono ed evitano la nostra collaborazione.
Attraverso il dialogo possiamo aumentare l’attenzione della comunità sui problemi che affliggono pesantemente il genere femminile, puntando soprattutto sulle risorse che le donne detengono, troppo spesso ingiustificatamente messe da parte: sosteniamo insieme e con costanza questa lotta.

“Ovunque ci sia un rilevante fatto creativo e culturale, tra eroismi o leggende, la protagonista è una donna! Spesso non è evidente, ma possiamo essere sicuri, se andiamo in fondo alle cose, che una donna è l’artefice del fatto’’.

Gruppo Consulta le Donne