Domenica 13 gennaio Veroli ricorda il terremoto della Marsica

Le cronache dell’epoca raccontano: “Non erano ancora le otto: l’orologio le avrebbe suonate fra qualche istante. Il cuore del centro Italia cessò di battere. Come un gigante che abbia resistito con lunga forza al dissanguamento, questo corpo che aveva resistito al prosciugamento, emise l’ultimo rantolo e si accasciò sul fondo. La terra non ebbe più regola e si contorse, oscillò, si eresse, si squarciò, sussultò, si scompose, urlò soffocata, tremò a lungo, invasa da una febbre a freddo. Il flagello si propagò. La morte sghignazzò per molte ore, ovunque. Il freddo. La neve cadde, infine”. Il terremoto della Marsica fu classificato tra i principali sismi avvenuti in Italia e fece registrare nel suo epicentro l’undicesimo grado della scala Mercalli. Interessò cinque regioni, otto province e 850 località. Tra queste anche Veroli che subì innumerevoli danni materiali. “Veroli è insaccata”, fu l’espressione usata dal cav. Rivalta, inviato da Roma per provvedere alla sicurezza pubblica e alla distribuzione dei viveri. I muri degli edifici ancora in piedi, ma pericolanti e i soffitti crollati. Una città devastata da una falce sbucata dalla terra, massacrata da un macigno invisibile piovuto dal cielo.

Veroli in quegli anni era popolata da moltissimi giovani studenti essendo uno dei più rinomati centro studi con le sue pregevoli istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, i suoi collegi, il suo Seminario; in poco tempo restò deserta. Maggiormente colpiti furono il Borgo Santa Croce, cuore dell’artigianato locale, Piazza Castello ed anche il campanile della Cattedrale di sant’Andrea Apostolo.

Un cerchio rosso sugli stipiti delle porte delle case pericolanti come se fosse passato Aronne in quell’inferno di dimensioni bibliche. “S’è fatta d’improvviso una fitta nebbia. I soffitti si aprivano lasciando cadere il gesso. In mezzo alla nebbia si vedevano ragazzi che, senza dire una parola, si dirigevano verso le finestre. Tutto questo è durato venti secondi, al massimo trenta. Quando la nebbia di gesso si è dissipata, c’era davanti a noi un mondo nuovo. Palazzi che non esistevano più, strade scomparse, la città appiattita. E figure simili a spettri fra le rovine…” La conta delle vittime: 30.519 morti. Miracolosamente a Veroli furono solo in tre a perdere la vita: due bambini ed un adulto. L’indifferenza della natura ci trova sempre fragili e impreparati e quando il tempo fa un poco più sopportabile la pena, si torna a quei momenti col passo lieve della preghiera, ed i crolli prendono una strada tutta loro. E proprio il 13 gennaio, alle ore 17.30 nella Basilica di Santa Maria Salome, la cittadinanza, nel corso della messa, rinnoverà il voto alla Santa Patrona, quale custode della città. Veroli che non dimentica, e che oggi come allora percorrere il giorno senza risparmio. Solo così il dolore di quel che è stato diventa utile, e non fa male.

Monia Lauroni