Veroli, sabato 27 la festa della Madonna dell’Olivella

Era l’8 Aprile dell’anno del Signore 1725, quando la piccola e dolcissima statuina della Madonna con in braccio il Bambino, varcò per la prima volta la soglia della chiesa dell’Olivella per essere portata in processione per le strade della città. Ebbe inizio così quella che ancora oggi è una delle più sentite e scenografiche processioni di Veroli. La leggenda, non tanto leggenda però, ché ne esistono testimonianze scritte, narra che un mattino di primavera dell’anno 1722, un giovane pastorello intravise tra alcuni rametti di ulivo, dipinto su una roccia, un volto d’una bella signora e di un grazioso bimbo. Per lunghi anni l’immagine restò abbandonata nel dirupo e sempre secondo detto popolare, fu protetta dai rami di un ulivo che a seguito del ritrovamento germogliò e crebbe sul posto. Da qui la posa della prima pietra di quello che divenne il santuario della Madonna dell’Olivella. A distanza di 300 anni, la popolazione verolana, il sabato successivo le festività pasquali, porta in spalla con la stessa devozione di allora quella graziosa statuina. La processione con il campanello e “lo foco”. Ritratto di una città, un manifesto, una sinfonia di Veroli, dove si uniscono tutti i punti di forza spirituale e tradizionale. Il fuoco disposto ai margini delle strade, come guardie a presenziare con la città in carne e ossa insieme con il corteo vivente dentro quei vicoli lisciati dal tempo. Tuttavia l’intenzione primaria di allontanare le forze negative con la fiamma viva s’è persa in buona parte nel rito religioso dell’Olivella, rito che conserva comunque qualche aspetto marginale che allude all’antica funzione purificatoria: fuoco presente, visibile, fuoco consapevole. Il fuoco dell’Olivella è quanto di più affascinante ed arcaico si possa immaginare. La contaminazione con l’antico è evidente, ma è uno splendido modo primitivo di partecipare con la simbologia lustrale al rito cristiano e forse più che contaminazione è assorbimento. Nel concreto c’era poco di spirituale. Nel 1722 i paesi erano completamente privi di illuminazione e così tutti i cittadini si adoperavano per allestire falò da accendere al passaggio della Madonna. Luce e phatos in un intreccio di folklore e sincera spiritualità. Quando la processione avanza anche le campagne circostanti brillano di roghi accesi. Tante piccole luci di fuoco che segnano il paesaggio come un’Annunciazione. È in questi incensi che si respira tutto il vivere con dignità e fatica, quello che di buono il tempo non ha portato via. Sono stati in luogo che il popolo verolano ha difeso col cuore dei momenti solenni e remoti. Passaggi lontani, così lontani da poterli ancora toccare.
Monia Lauroni

Foto: Augusto Cestra