Primo consiglio del Bucci bis giunta confermata e “sgarro” sul giuramento della sindaca

A San Vittore del Lazio la nuova giunta Bucci esordisce in assise con la certezza di un rapporto fiduciario pressoché totale con la popolazione, con il dubbio di una minoranza fantasma e con un siparietto a metà fra sgarbo e pecca istituzionale, incarnate dall’astensione dell’unico oppositore presente sul punto che inglobava il giuramento del Sindaco.

Come inizio non c’è male, a voler contare gli otto punti all’ordine del giorno, tutti di prammatica e privi di polpa dibattimentale perché di solo adempimento tecnico, pur simbolicamente importantissimi.

Li elenchiamo solo per non mortificare la nuda cronaca, che resta regina: convalida dei consiglieri eletti, giuramento del Sindaco, nomina di Giunta e vicesindaco, presentazione delle linee programmatiche, nomine in seno alla commissione elettorale, indirizzi per le nomine in seno a istituzioni, enti o aziende, nomina per la commissione dell’Albo dei giudici popolari, lettura e approvazione dei verbali della seduta precedente e comunicazioni finali di una Nadia Bucci più che mai a suo agio nel ruolo di “timoniera” di una nave che ha davanti a sé rotte sicure e mare calmo. Ci sono due modi per raccontare un Consiglio comunale: uno è quello giusto, l’altro è questo. E’ il modo che non segue in maniera, diciamocelo, a volte pedante, il protocollo dei punti e dei voti a favore e contro. E’ il modo sbagliato che prende la temperatura agli umori, sbircia nella dialettica consiliare ma non perde ma di vista i fruitori finali di quelle dinamiche: i cittadini. E di cittadini, nella sala consiliare sanvittorese, ce n’erano tanti stasera, tutti a dare sostanza ad una vittoria elettorale che ha visto la squadra di Nadia Bucci fare un solo boccone d’urna degli avversari. Il nodo da sciogliere era: chi andrà in minoranza?

Le dimissioni del candidato sindaco Manzi e della prima eletta Marano, protocollate dopo un tortuoso giro di email irrituali, avevano schiuso la via dello scranno ad Eugenio Iannetta ed Antonio Forgione, in quota ma i due, alla proclamazione che ha assegnato loro la seggiola non c’erano. C’era innvece il consigliere Vittorio Marcone, che forzosamente uno e trino, ha dovuto portare la croce di entrare in qualcosa di molto simile alla fossa dei leoni di San Daniele. Sempre per la cronaca, la Bucci ha confermato la giunta con cui ha amministrato nei quinquennio concluso con il suo brutale bis: Roberto Bucci e Amilcare D’Orsi assessori, con il primo di nuovo vicesindaco. Marcone ha retto la buriana con diligente flemma, almeno fino a quando non è inciampato nel più formale dei tranelli: si è astenuto dal validare con il voto consiliare il giuramento della sindaca, atto istituzionale di valore assoluto perché figlio di una volontà popolare la cui espressione era stata usata per gargarismi a tavoletta in campagna elettorale, anche con richiami roboanti allo starter pack costituzionaleggiante (Padri Fondatori, Carta, Diritti etc.) evidentemente utilizzati ma non metabolizzati, non abbastanza almeno. Logica, procedura e garbo avrebbero voluto, anzi no, avrebbero urlato che quel punto di fregiasse dell’unanimità. Così non è stato, amen. Ad illustrare le linee programmatiche ci ha pensato Franco Giangrande, novizio in quanto a ruolo consiliare di maggioranza ma veterano di ogni cosa che anche solo occhieggi ad un rapporto con la gente che è sputato il suo nome, franco. Se l’amministrazione Bucci è al di là di ogni umano dubbio un’auto da corsa alla fast & Furious, Giangrande di quel bolide è il protossido di azoto, poco da girarci intorno. Sui punti relativi alle nomine il consigliere Marcone, reduce nel suo intervento di replica dal generosissimo utilizzo di una prima persona plurale, “noi” che non si è ben capito a chi fosse riferito, data l’assenza dei colleghi di minoranza, ha provato il carpiato. Proprio perché l’oggetto di quel “noi” mancava bisognava rimandare i punti sulle nomine, con l’effetto di scatenare nell’ordine: una votazione che ha stroncato la proposta, un boato da stadio irrituale ma liberatorio e l’input finale ad abbandonare un’aula consiliare sempre più simile alla sedia del dentista che, si sa, è cosa temutissima. Alle dichiarazioni finali della sindaca ci si è arrivati surfando l’onda di un entusiasmo forse poco istituzionale, ma genuino come il pane delle massaie. La Bucci ha tenuto fede al ruolo ma si è concessa una deroguccia piccina piccina, senza tigna ma con le idee chiarissime su quanto avesse pesato un certo “sgarro” sulla sua percezione etica: quel mancato assenso consiliare al suo giuramento proprio non lo ha gradito. Poi però, dato che le cose belle servono anche a bilanciare le storture, la prima cittadina ha glissato elegante e ha calato l’asso: 300 e passamila euro tondi tondi per completare i lavori al campo sportivo che si appresta a diventare sintetico integrale. Vicesindaco Bucci, che sullo sport ci sputa l’anima da sempre, in sollucchero, folla a scorticarsi le mani e Assise che tracima all’improvviso in un buffet. Perché le leggi della democrazia saranno pure importanti, ma i riti della convivialità, quando il commensale è un popolo soddisfatto, non scherzano affatto neanche loro.
Giampiero Casoni