San Vittore del Lazio – Nadia Bucci stravince e blinda il prossimo quinquennio

San Vittore del Lazio strizza l’occhio alla Bulgaria, in quanto ad esito delle elezioni amministrative, con la sindaca uscente Nadia Bucci che nell’ordine fa tre cose: stravince, rientra al governo cittadino passando dal portone e­­­­­­ blinda i prossimi cinque anni di governo con maggioranza e numeri da mezzo prebiscito.

La lista della Bucci, “Uniti per San Vittore”, ha piallato quella di “San Vittore Bene Comune”, capeggiata dal suo ex vicesindaco Ennio Manzi, con 1160 voti contro i 644 della compagine avversaria, su un quorum di elettori effettivamente attivi di 2034 unità circa e con 1848 di essi che hanno esercitato quel diritto, un 77% che ha voluto dire la sua e dirla forte, senza le sordine del timido voto con cui il risultato lo si porta a casa incasellando in pallottoliere qualche provvidenziale decina di voti.

A contare le schede viziate perché bianche, nulle o contestate – in percentuali subatomiche – il dato che emerge dal voto sanvittorese è netto come una lama e non lascia spazio ad equivoci. Nè ad interpretazioni, a voler dare una qualsiasi lettura di grana fina al voto di ieri.

L’esito del cimento d’urna nel paese del cassinate sud è ancora troppo “caldo” per analisi profonde o strutturali, ma l’impressione netta è che di analisi non vi sia alcun bisogno. Il risultato è stato infatti così tiranno, con 519 lunghezze date agli avversari – praticamente una terza lista – che l’unica via per entrare nel suo merito pare essere quella, cauta ma empirica, della sociologia.

L’impressione è che con l’era Bucci San Vittore abbia gradualmente ma marcatamente deciso, con un processo avviato già nel 2014, di spazzolarsi via di dosso la sudditanza da gruppi e sacche di establishment consolidati che, specie nei piccoli centri, sono un po’ l’icona del “potere” in senso lato: grandi famiglie di professionisti, sacche storiche di imprenditoria a forte trazione gerarchica, vassallaggi da potentati locali e una certa passività dell’elettore che a volte vive nell’ombra di piramidi sociali ancora oggi alte come montagne. Paradossalmente il paese pare aver riscoperto, ora come non mai, una veste ed un piglio “proletari” che portano l’elettore non solo a rifuggire come la peste gli storici cognomi aggregatori di rango, ma anche ad operare concretamente per renderli (amministrativamente, ci mancherebbe) inoffensivi, tutto questo fatta salva la sacrosanta genuinità dei consensi che SVBC ha incamerato, ovvio.

Ma sono pochi, troppo pochi per non avvertire in maniera quasi fisica che nessun coniglio tirato per le orecchie da nessun cilindro avrebbe potuto sovvertire il risultato, e non perché il trucco non sia riuscito, ma più semplicemente perché non c’era nessun trucco; la squadra era elettoralmente debole e di debolezza è perita. Nadia Bucci è un avvocato, ma ha fiere e marcate origini popolane e per questo è popolare, anche quando il suo sforzo amministrativo è più teso all’ingrato compito di risanare i debiti che a quello sfavillante di incasellare risultati attivi da mettere in cristalleria. La comunità sanvittorese intanto si scrolla di dosso i cotillon di chi ha “vinto”, i musi mogi di chi ha “perso” e tira dritta, dritta e intera, verso il quinquennio del Bucci bis, con una maggioranza definita ed una opposizione pare ancora in corso d’opera.
Giampiero Casoni